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venerdì 7 maggio 2010

La scuola italiana è portatrice di handicap

La possibilità per i portatori di handicap di iscriversi a scuola e di integrarsi, condividendo tempo, esperienze e parte della giornata con i compagni coetanei più fortunati deve essere assolutamente difesa, e rappresenta secondo me un valore e una ricchezza.
Detto questo, entriamo nei paradossi italiani. Una scuola superiore di Cagliari ha ricevuto quest'anno dalle fonti istituzionali (Ministero) circa 6000 euro per spese di funzionamento: acquisto carta per fotocopie, carta igienica, gesso, penne, gasolio per i mezzi propri di locomozione, acqua da bere per evitare quella dei rubinetti che provengono da vecchie cisterne, materiali di consumo per qualche piccola riparazione, acquisto di un mouse o un cavo per i computer, etc. Essendo una scuola di circa 600 studenti e 150 membri del personale, tre sedi totali e attività di laboratorio complesse, vi lascio immaginare le difficoltà.
La stessa scuola ha ricevuto circa il 20% delle domande totali d'iscrizione alle classi prime da parte di alunni con disabilità accertata: 21 richieste su 125 totali. La normativa appena decretata prevede classi di non meno di 27 alunni, ma con la presenza di disabili si dovrebbe scendere tra i 20 e i 25 per classe (5 o 6 prime). 21 studenti disabili diviso 6 prime significa metà classi con tre e metà con quattro alunni particolarmente bisognosi di attenzioni e assistenza e che necessiterebbero di un piano di lavoro individualizzato. Alcuni di loro, inoltre, sono casi piuttosto gravi. Gli insegnanti di sostegno saranno
probabilmente due per classe (anche se non è certo perché la Corte Costituzionale ha annullato le recenti norme che ponevano un tetto a questi docenti).
Come si potrà gestire l'attività? La dirigente, con il direttore dell'Ufficio Provinciale dell'istruzione (il vecchio Provveditore agli studi) convocano i genitori e li informano delle difficoltà che si prevedono, invitando le famiglie a valutare attentamente la possibilità di iscriversi in altra scuola; ciò senza ovviamente parlare di rifiuto, dato che la normativa (per fortuna) non ammette questa possibilità.
Alcuni genitori l'hanno presa malissimo: scrivono al giornale locale, mandano messaggi alla stampa regionale e locale.
Lo so, è brutta. Ma se l'integrazione, in un contesto in cui la scuola viene impoverita per risparmiare, può rischiare di comportare meno diritti per tutti, normodotati o disabili, qualcuno dovrebbe intervenire. O no? Verranno dati mezzi adeguati, docenti e educatori per garantire l'offerta formativa per tutti? Crediamo purtroppo di no.
Allora resta semplicemente da prendere la strada solita, quella della necessità che diventa virtù, della prassi che si sostituisce alla legge, della buona volontà che sopperisce alla carenza economica e legislativa?
In una mia classe, una madre veniva a prendere la figlia portatrice di grave handicap attendendola al piano terra, mentre la classe era al secondo piano. I collaboratori scolastici dovrebbero accompagnare i ragazzi sani e salvi per le rampe di scale. Oggi sono in numero ridotto perché ci sono i tagli e magari capita che un paio di loro abbiano l'influenza di stagione. Come si fa?
In un'altra classe uno degli alunni, autistico, per motivi logistici arriva sempre una o due ore dopo l'inizio normale delle lezioni: bisogna andare a prenderlo farlo entrare, interrompere l'attività della classe, qualunque essa sia, in attesa che si sistemi e prenda posto. Bisogna andare a prendere un computer e accenderlo perché lui non ce l'ha: lo fornisce la scuola (finché non ci saranno altri tagli...). Lo si fa senza nessun problema, ma possiamo forse far finta che il lavoro dell'intera classe non ne sia condizionato?
Ebbene, oggi abbiamo una media per classe di due alunni bisognosi di particolari attenzioni e di un programma individualizzato. Aumentando questo numero si rischia di non poter garantire un'attività decente, per nessuno. Vi sono altre scuole disponibili nell'area di cui parliamo, non è ragionevole pensare ad una ripartizione a vantaggio di tutti? Una mamma ha detto: "questa è la scuola giusta per mio figlio e basta". Continuerà ad essere la scuola giusta se non si riuscirà a garantire un'adeguata offerta formativa ed educativa?
Cercare di ottenere i propri diritti a scapito del buon senso, magari pensando "glie la faccio vedere io, a quei fannulloni", è davvero la soluzione?

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