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giovedì 26 agosto 2010

Magna Carta in salsa italiana

Infrango la regola (non scritta) di non postare troppo spesso e torno a digitare sulla tastiera perché ho fatto due scoperte interessanti (e tardive): la Fondazione Magna Carta (fMC) e il suo organo di stampa on-line L'Occidentale (sottotitolo 'orientamento quotidiano', e una goccia di sudore freddo scivola sulla mia guancia a dispetto della temperatura odierna).
Arrivo a l'Occidentale seguendo la pista della sentenza del giudice del lavoro che ha riammesso gli operai di Melfi licenziati, della quale volevo conoscere le motivazioni. Sull'Occidentale trovo un articolo dal titolo un po' troppo lungo ma abbastanza ragionevole: Su Melfi chi prende posizione contro la Fiat dovrebbe leggere la sentenza; prima curiosità: nel copiarlo e trascriverlo qui, mi accorgo che il titolo del link è di tutt'altro tenore (lo si legge sulla barra indirizzi di internet explorer o firefox o quello che usate voi): "quella+di+napolitano+sul+caso+fiat +è+stata+una+gratuita+invasione+ di+campo". Il testo, poi, esordisce così: "Chi ha ragione Marchionne (Fiat) o i tre operai licenziati (Fiom)?". Uno penserebbe: per adesso sembra che la risposta giusta sia la seconda che hai detto. Invece, per l'Occidentale, con un ragionamento un po' prolisso e non sempre lucido, che prende le mosse appunto dall'intervento di Napolitano, la sentenza è frutto della nota caratteristica dei giudici del lavoro a dar sempre ragione ai lavoratori.
E non perché questi costituiscano la parte che ha più da perdere nonché più debole, ma perché il giudice è forse parziale e in mala fede.
Legittima, naturalmente, la critica alla sentenza, avverso alla quale, del resto, è stato depositato ricorso dalla parte in causa.
Divento ancora più curioso e vado a vedere che roba è la fondazione Magna Carta, della quale l'Occidentale è giornale e organo di orientamento quotidiano. La homepage, www.magna-carta.it , è sobria e ben curata, ma mi dà un po' noia quel primissimo titolo sotto il banner: "L'Italia è un Paese intercettato". Non tanto per la maiuscola di Paese (che io non avrei messo, per ragioni ortografiche), né per l'enunciato in sé: il fatto è che a tale dichiarazione non fa seguito una serie di prove, ma semplicemente un paper della fondazione che, senza annoiare il lettore con la citazione delle fonti, afferma: “L'Italia è fra i paesi avanzati quello che più intercetta le conversazioni telefoniche dei propri cittadini. Si tratta di un numero considerevole (250 mila all'anno) superiore dalle 5 alle 10 volte rispetto a quello che si registra in altri grandi paesi.
Cercando un po' in giro, ho trovato i seguenti dati sul numero di intercettazioni in Italia:
1. Max Planck Institute (Germania, 2003) (da Il Foglio e da EDRI): 76 utenze per 100.000 abitanti (40-45 mila);
2. Ministro Alfano (da La Repubblica): 125000;
3. Demoskopika (www.demoskopika.it): stima in circa 500.000 dal 2003 al 2007 (5 anni) il numero di utenze intercettate (quindi sembrerebbe una media di 100.000 l'anno);
4. Berlusconi: siamo tutti spiati, con almeno 5 milioni di intercettati (dichiarazione di qualche tempo fa, se non ricordo male, moltiplicando per 40 o 50 i dati dei magistrati).
Procedendo nel mio esame di questa fondazione Magna Carta, scopro di essere disinformato, poiché essa è stata fondata già nel 2004 per “innovare con impronta conservatrice la cultura politica del nostro Paese” [stavolta la maiuscola l'approvo... NdR] data la “esigenza della ricerca scientifica, di una riflessione culturale affrancata dalle parole d’ordine che sono state a lungo monopolio di una singola parte politica”. Il tutto con un “Comitato Scientifico di Magna Carta espressione più vivace dello spirito di apertura che contraddistingue il lavoro culturale della Fondazione. Un gruppo di intellettuali, politici e uomini d’impresa che interpreta criticamente la sua collaborazione con fMC come una scelta di libertà di pensiero”.
Allora vale davvero la pena di vedere chi siano tali fior d'intellettuali:
Tra i fondatori e gli aderenti spiccano, a parer mio, la British & American Tobacco, che ha senza dubbio la necessità di innovare le scelte politiche, Mediaset (what else?, direbbe George Clooney), Meliorbanca, Acqua Marcia, Finmeccanica e la sconosciuta ma dalle assonanze non ignote Bluefin Invest srl, nonché tante altre società, tra le quali H3G e Wind. E il Comitato Scientifico? Saranno nomi di spicco, suppongo. Leggo un po' a caso: Gaetano Quagliariello, fondatore e presidente nonché vicecapo gruppo in Senato del PDL, accompagnato da Brunetta, La Loggia, Boniver, Selva, Nania, Nirenstein, Cazzola, Mantovano, Ramacci, Taradash (tralascio quelli di minor o nullo significato per me).
Dove staranno quelli che “interpretano criticamente la collaborazione con la fondazione come scelta di libertà di pensiero”? Ma, del resto, anche dall'altra parte sarebbe la stessa cosa.
Ultima notazione: uno degli articoli richiamati in frontpage della fondazione dichiara che la strategia abbracciata da Obama del “soft power”, ovvero l'azione non più solo militare ma anche culturale e civile da parte degli USA nel resto del mondo, sarebbe un errore, tanto da definirla “soft decadence”. Simpatici.

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