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domenica 19 settembre 2010

La sperimentazione sugli animali: un po' di chiarezza


La nuova direttiva UE relativa all'uso degli animali a fini sperimentali o ad altri fini scientifici, è piuttosto controversa. Da una parte chi ritiene che sia un compromesso accettabile, in quanto migliorativo della situazione precedente (DIR. 86/609); dall'altro lato chi sostiene che ha vinto ancora l'industria farmaceutica e i suoi interessi, impedendo il bando della sperimentazione sugli animali e addirittura sancendo ancora la possibilità di sperimentare farmaci e altre sostanze e tecniche sugli animali e persino su cani e gatti randagi e scimmie antropomorfe.
Il fronte contrario alla direttiva è piuttosto variegato: oltre alla maggior parte delle associazioni animaliste, compresa l'italiana LAV (ma la lobby animalista cui essa appartiene, Eurogroup for Animals, considera la nuova direttiva un passo avanti se ben gestito dagli stati membri), comprende
ad esempio il ministro Brambilla, il direttore del Giornale Feltri, il professor Veronesi. Inoltre, una quarantina (secondo L'Unità) di eurodeputati hanno abbandonato l'aula non partecipando alla votazione. L'elenco di chi invece ha votato a favore comprende De Castro, membro del PD e presidente della commissione agricoltura del Parlamento Europeo (che parla di buon compromesso fra le esigenze di animali e della ricerca), Berlinguer, Cofferati e alcuni altri per la sinistra nonché la maggior parte degli europarlamentari espressi dalla destra, lega compresa.
Anche dopo una ricerca accurata delle varie posizioni presenti sulla rete, resta difficile dire se si sia trattato di un buon compromesso, e, soprattutto, rimane comunque una materia opinabile. Gli aspetti che sembrano positivi sono:
  • l'autorizzazione alla procedura è più rigida e precisata;
  • si consente l'uso di grandi scimmie solo in caso di comprovata assenza di altri modi per raggiungere lo scopo della ricerca, e soltanto per scopi relativi a importanti e gravi malattie umane;
  • non si blocca la ricerca con un atteggiamento oscurantista (come, per esempio, quello che impedisce alcune pratiche collegate con la fecondazione eterologa e con le cellule staminali da noi in Italia o come quello relativo agli OGM);
  • si considerano da tutelare anche i cefalopodi (polipi, seppie e calamari) che sono animali sensibili e intelligenti.
Restano alcuni punti oscuri, per fortuna limitatamente a situazioni in cui non sia possibile fare altrimenti:
  • la possibilità di utilizzare randagi (in Italia è vietato dal 1991, ma non è certo che la direttiva non andrà a incidere, quando recepita, sulle leggi preesistenti) nei paesi UE, anche se solo per provate necessità;
  • la possibilità di continuare a usare primati e persino scimmie antropomorfe, anche se solo in casi apparentemente eccezionali;
  • la possibilità di usare animali catturati ad hoc;
  • la possibilità di utilizzare animali di specie in via di estinzione.
Il fatto di considerare lecito l'utilizzo di un animale più di una volta anche in casi di esperimenti non molto leggeri, apparentemente negativo, è da considerare nell'ottica di limitare il numero di animali complessivamente utilizzabili.
Il punto oscuro principale, però, resta la vaghezza delle determinazioni a favore della progressiva abolizione, ove non indispensabili, delle ricerche attuate su animali allo scopo di trasferirne i risultati sull'uomo. Ricordiamo che l'abbandono della sperimentazione dei cosmetici sugli animali, è in vigore per i prodotti finiti ma non ancora sui componenti singoli (vedi sito ufficiale del Ministero della Salute).
In sostanza, ci pare che non vi sia una ferma presa di posizione al riguardo, anche se resta da apprezzare lo sforzo di rendere omogenea e limitativa la legislazione comunitaria.
Fonti:
Testo della Direttiva (scarica);
L'Unità (vai) (qui è apparso anche un articolo di De Castro in difesa della Direttiva, ora non più reperibile sul sito del quotidiano);
Eurogroup for Animals (vai);
GeaPress intervista l'On. Sonia Alfano (IDV) (leggi);

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