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lunedì 24 ottobre 2011

Basta violenza! O ti spacco il muso!

La “minoranza violenta”, come viene comunemente definita, a Roma ha causato notevoli danni. La violenza è sempre da disprezzare e disapprovare? "Naturalmente!", sentiamo dire da tutte le parti; "Ma ci mancherebbe!", tuonano dai talk-show commentatori di dubbia moralità e ridottissimo spessore; "Non c'è dubbio!", ribadiscono i nostri amati leader, dei quali il più pulito potrebbe avere la rogna (il condizionale è d'obbligo, come dicono i giornalisti).
Eppure, sentire tutte quelle teste d'uovo della politica e dell'informazione (?) stracciarsi le vesti per quanto successo a Roma mi causa un irragionevole, involontario e deprecabile moto... Capirete, si tratta di gente che si è costruita una mezza (o intera) fortuna - alle spalle di coloro che lavorano, pagano le tasse e faticano a finire il mese - semplicemente ritardando il più possibile le scelte impopolari e arraffando nel frattempo il più possibile (doppi incarichi, leggi ad personam o rivolte ad amici e parenti, etc); sostenuti, oltre che da persone per bene (ma poco inclini all'autocritica), anche da tanti simpatici concittadini per i quali molto è stato fatto: condoni e scudi fiscali scontati, lotta morbida contro l'evasione fiscale, prescrizione breve, depenalizzazione del falso in bilancio, appalti con procedure d'urgenza, tassazione ridotta delle rendite finanziarie. Aggiungiamoci la demolizione di servizi pubblici come la scuola, la RAI, i trasporti su rotaia e la sottrazione di fondi alla banda larga, alle energie pulite (incentivi al Fotovoltaico), al lavoro per i giovani, alla ricerca, alla cooperazione per lo sviluppo dei paesi emergenti, e abbiamo il quadro completo. Ma ovviamente la violenza, persino rivolta a costoro, è sbagliata.
E, quindi, per il "moto" di cui parlavo, non dubitate, esprimo senza esitare una netta condanna. Basta violenza!
E basta soprattutto sentirsi dire, da chi non ha titolo per dare lezioni, che questa violenza è da disapprovare e quest'altra è invece una (triste) necessità, insinuando così che ve ne sono diversi tipi alcuni dei quali si possono (a malincuore?) accettare.
Ampliamo allora la visuale. Vogliamo condannare sempre e comunque, senza se e senza ma, ogni violenza? Benissimo, vediamo un po'...
Violenza delle guerre
Violenza della criminalità organizzata
Violenza del lavoro sull'uomo
Violenza sulle donne
Violenza legata al calcio
Violenza verso il “diverso”
Violenza della televisione
Violenza delle forze dell'Ordine
Segue una spiegazione di ciò che intendo.


Violenza delle guerre nelle quali ci siamo precipitati negli ultimi anni; quante di queste possiamo davvero giustificare moralmente ed eticamente? Ok, in alcuni casi forse era devvero necessario fare qualcosa (Bosnia, Somalia, etc), ma allora perché non intervenire sempre e comunque dove vi sono soprusi e ingiustizie, come Zorro? Non se ne parla, lo facciamo solo in certi casi e li giustifichiamo in nome della realpolitik: servivano anche agli interessi occidentali o americani o europei o del proletariato o di Dio. Benone!
Violenza della criminalità organizzata. Questa è facile, la disapproviamo in tutti i sensi, non è accettabile né moralmente né eticamente e non ci serve. Ma qualcuno se ne serve, e nessuno di coloro accusati di collusione con le varie organizzazioni si è finora fatto realmente (non per finta) da parte almeno in attesa dell'unica chiarezza che possiamo accettare, quella delle sentenze giudiziarie. E io sono tra coloro che pensano che nemmeno si faccia davvero tutto il possibile, politicamente ed eticamente per escluderla dalla vita del Paese.
Violenza del lavoro sull'uomo: ogni anno le cosiddette “morti bianche” sono centinaia, cui si aggiungono morti per malattie professionali, infortuni debilitanti e incidenti sul percorso casa-lavoro o durante spostamenti di lavoro. Eppure ancora ci capita di girare per le nostre città e vedere muratori e manovali (attività che hanno il triste primato dei morti sul lavoro assieme all'agricoltura) senza casco, tuta e scarpe antinfortunistiche, senza imbracature nei ponteggi o sui tetti. Chi è preposto a questa sorveglianza non crede che questa violenza sia da condannare senza clemenza? Ma noi stessi, pensandoci bene, spesso chiamiamo un'impresa edile per farci un lavoro e paghiamo in nero, senza preoccuparci delle condizioni dei lavoratori quanto a sicurezza e contributi.
Violenza legata al calcio. Inaccettabile: famiglie e bambini ormai espulsi dagli stadi, scene di guerriglia e devastazione fuori dai campi di gioco e persino nei centri urbani, nelle stazioni, su treni e autobus, negli autogrill. Eppure le partite di calcio non vengono vietate, né ci sono nei pressi degli stadi gli stessi autoblindo che abbiamo visto a Roma. È vero che lì era più facile, dato che con i tagli alle spese di polizia e carabinieri non si potrebbe nemmeno volendo fare un tale spiegamento di forze in ogni stadio. Comunque, tutto questo, in fondo, non ha fatto altro che favorire le società e le televisioni che fanno la compravendita dei diritti, dato che la gente preferisce stare a casa che rischiare una bottigliata in testa, e quindi qualcuno ne ha persino un tornaconto, da questa violenza: società “sportive” (le virgolette ormai, secondo me, ci vogliono), che guadagnano più dai diritti televisivi che dagli spettatori paganti) e società televisive. Allora una proposta concreta: perché non obbligare per legge entrambe le categorie di società a devolvere una percentuale del fatturato ottenuto dai diritti televisivi su controlli, servizi di vigilanza e videosorveglianza e attrezzature per il rilevamento di oggetti proibiti?
Violenza verso il “diverso”, quella fisica o quella, non molto meno dolorosa, dell'astio (o dell'indifferenza) nei confronti dei migranti, incarcerati e trattati come bestie senza diritti se non quello di mangiare, come si faceva nelle prigioni dell'ottocento, con la scusa del controllo dell'identità e dello smistamento; verso i lavoratori stranieri con permesso di soggiorno costretti a file inumane per non farsi cacciare via e obbligati a pagare in nero cifre notevoli per l'affitto di stanze e baracche; ma anche contro omosessuali, musulmani, nomadi e “terroni”, i quali solo raramente ci ricambiano con la stessa moneta. È forse questa moralmente giustificata? Sono davvero costoro i responsabili delle cose che vanno male in Italia? Meritano il trattamento loro destinato nei Centri della Sicilia o del Mezzogiorno?
Violenza della televisione, per fortuna meno sanguinosa delle precedenti: non tanto quella simulata della fiction, ma quella verbale (non di rado giungendo a vie di fatto) che tutti i giorni e a tutte le ore ci accoglie dall'altro lato dello schermo tv.
Violenza sulle donne, fisica e morale, giustificata e di fatto propagandata dalla mentalità maschile comune, a casa, in strada, al lavoro e in decine di notiziari e talk show; e persino, ad alto livello, sminuita e/o praticata da qualcuno che occupa immeritatamente poltrone istituzionali.
Violenza delle forze dell'ordine verso presunti o reali delinquenti, tossici (ad esempio ragazzi picchiati e persino morti in seguito alle violenze dopo un fermo di polizia o in carcere), “anarco-insurrezionalisti” (che sono come lo Yeti, pochi ne hanno visto le impronte; non è che quando ci servono li tiriamo fuori dall'armadio dove teniamo i vestiti della prossima stagione e gli scheletri?), o magari semplicemente manifestanti pacifici, come successo piuttosto spesso dal G8 del 2001 a L'Aquila, verso Disobbedienti, Terremotati, studenti, Pastori Sardi, Indignati, No-TAV.
Chiudo con la buona notizia. Oggi, 24 ottobre 2011, finalmente siamo riusciti a vedere una manifestazione pacifica da ambo le parti in Val di Susa.




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