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venerdì 13 gennaio 2012

Domenica è sempre domenica

I referendum tra i lavoratori sono sicuramente espressione di democrazia, e nessuno credo dovrebbe giudicare a tavolino il loro risultato. Questo è ciò che mi sono detto leggendo la seguente notizia. All'azienda Lascor di Sesto Calende, VA (casse per orologi e simili), un accordo tra azienda e sindacati prevedeva la possibilità di lavorare, con turno di 32 ore a ciclo continuo (sabati e domeniche comprese, 4 giorni + 2 di riposo) in cambio di apparentemente discreti aumenti salariali (300-400 Euro? La questione è, come al solito, un tantino controversa) e della stabilizzazione di 60 precari.
Si fa il referendum tra i lavoratori ed ecco la sorpresa: su un totale di 433 votanti i no sono stati 262 e i sì 158. Ha votato no la metà quasi esatta dei 530 lavoratori. Dunque, risultato negativo e niente flessibilità, sia pure pagata bene e con numerose nuove assunzioni. Il motivo, a quanto pare è il solito (se si sta alla motivazione dei lavoratori espresse a Varesenews): «tengo famiglia»; inoltre, l'aumento salariale pare non sia abbastanza allettante, dato che, con gli straordinari, un operaio prende altrettanto senza fare le domeniche, dicono. Tuttavia, a dispetto dei miei buoni propositi iniziali, sono perplesso. Forse il mio è un ragionamento qualunquista e borghese, forse la propaganda capitalista mi sta offuscando il cervello e la visuale del sol dell'avvenire... ma trovo la cosa sconcertante. Capisco che lavorare di domenica non fa piacere a molti, ma i cambiamenti nella nostra società mi sembrano ormai già avviati e inevitabili, e per una volta, non c'erano alla base pretese da “Padrone delle Ferriere”: l'azienda, a quanto pare, investe, assume e marcia a ritmi notevolissimi, per un paese che sta a ovest del Bosforo. E, soprattutto, è disposta a pagare seriamente il lavoro di qualità. In apparenza, la bocciatura sembra dovuta a una strategia dei lavoratori, tipo: «essendo l'azienda in forte crescita, continuerà a pagare gli straordinari festivi e ad assumere lo stesso un po' di precari, per rispettare gli impegni (con la Swatch). E le domeniche se le faranno i volontari in straordinario.» Però il mio pessimismo mi dice che qualcosa non è semplice come sembra, e che le resistenze ai cambiamenti non sono solo degli astuti tassisti, degli odiati avvocati e dei deprecati farmacisti. E la Swatch, che farà? E la Lascor, non è che comincerà a chiedersi se non è che, magari, in Serbia, in Bulgaria o in Vietnam farebbero meno storie (e prenderebbero moooolto meno...)? Ma, in fondo gli Svizzeri non ci sono mai stati molto simpatici... Che chiedano altrove, tanto l'azienda non rischia di chiudere per cui il posto di lavoro è salvo. E i precari... be' mi dispiace, è una giungla! Boh, non so cosa pensare, cercherò lumi nelle sacre scritture (Gramsci, Lenin, che avete capito?). Domani è un altro giorno (sarà mica domenica?).

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