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venerdì 9 marzo 2012

La sindrome TSTU

Fino a poche settimane fa, si sentiva in continuazione parlare male, anzi, malissimo, della politica, dei suoi costi e dei suoi uomini indegni. Personalmente, non ne potevo più di sentire sempre le stesse storie: “guadagnano più di tutti gli altri in Europa”, “sono sempre assenti”, “pensano soltanto al proprio orticello”, “litigano in continuazione anziché cercare di risolvere i problemi del Paese”, eccetera. Sui social network (Facebook, what else?) gli utenti scontenti postano, si rincorrono, si commentano e... ancora e sempre le stesse cose: “è una vergogna, ieri hanno approvato un altro aumento dell'indennità (generalmente bufala), sono tutti uguali, che vadano a lavorare, dimezziamo i parlamentari, riduciamogli drasticamente lo stipendio”, etc. Probabilmente, ahimé!, c'è molto di vero, però...
Già oltre trent'anni fa, cose del genere le dicevano mio padre, ormai passato a miglior (?) vita, e i suoi coetanei; dopo che la loro generazione aveva votato in continuazione sempre gli stessi, per paura dei cosacchi, dei gulag e degli espropri proletari, non vedeva di meglio che lamentarsi del fatto che, quelli da loro votati, come ringraziamento avevano fatto il possibile per prendersi tutto quello che potevano.

Nel frattempo, a furia di chiudere gli occhi e tapparsi il naso, e di cercare di allargare al massimo il consenso (anche a costi elevati per il Paese) la situazione è degenerata. C'è stata la graduale costruzione di una concezione mafiosa della vita e della nazione: corruzione, voto di scambio, nepotismo, raccomandazioni, assenteismo, evasione fiscale, paradisi fiscali, lavoro nero. Ed è cresciuta senza freni la mafia vera, quella che si arricchisce con droga, estorsione, pizzo, tangenti, omicidi e stragi. Nell'89 cadde il muro di Berlino e, subito dopo, quello di silenzio sulla corruzione italiana, che tutti noi conoscevamo, incontrandola ogni giorno; tutti tranne, a sentir loro, i politici. Ecco “Tangentopoli” e “Mani Pulite”. Fino ad allora, la corruzione e il malaffare ufficialmente non esistevano e, ai livelli alti, ci si limitava a negare tutto finché era possibile. Nessuna commissione d'inchiesta, nessuna azione speciale.
Berlusconi scese in campo, per bloccare l'iniziativa di parte del Paese e non perdere i privilegi che quelli come lui ricevevano da quella stessa politica che, a parole, B. diceva di voler cambiare. Capì subito l'importanza escatologica a rovescio della semplice negazione dell'evidenza sostenuta dalla pubblicità; addirittura perfezionò il meccanismo: si deve continuare a negare e dare spiegazioni anche palesemente false e impossibili, tanto poi sta all'avversario provare diversamente; e allora si troverà davanti muri di omertà, di “non ricordo”, ricusazioni di giudici e ricorsi infiniti. Con l'aiuto attivo o passivo di quasi tutta la televisione e dei suoi giornali si passò poi ad accusare tutti di tutto, per poi sostenere che gli avversari, per bene che vada, non sono migliori, anzi sono peggio perché pretendono di essere migliori. Oggi si è arrivati al massimo: chi insiste e tira dritto evidentemente deve avere un'opinione preconcetta! Il solo fatto di insistere lo delegittima perché dimostra l'intento persecutorio, e va tolto di mezzo.
Ed eccoci qui: la sindrome TSTU, “tanto sono tutti uguali”, ha ormai dilagato e non si può più fermare, come un fiume che esonda, uno tsunami. Dichiariamo che nessun politico merita di avere uno stipendio alto, cosa che invece, senza nessun problema, siamo prontissimi a riconoscere al “luminare” di questa o l'altra branca della medicina a 150-200 Euro senza fattura, al calciatore che si fa di varie sostanze e passa il tempo a rincorrere veline, al comico diventato capopopolo e persino al grosso commerciante o macellaio che evade l'80% delle tasse grazie a uno studio di settore che penalizza alcuni per favorire tanti. Personalmente ritengo che in quasi tutti gli schieramenti (con la sicura eccezione di un certo gruppo parlamentare recentemente costituitosi e di coloro che hanno avvallato la farsa della nipote di Mubarak) vi siano, magari poche, persone per bene. Il numero dei parlamentari dovrebbe essere fortemente ridimensionato, ma la riduzione va fatta bene e non frettolosamente. Come quella delle province: se si fossero abolite in fretta e furia, come era stato proposto da parte dell'IDV, saremmo ancora qui a cercare di capire chi deve fare cosa delle funzioni attualmente attribuite a questi enti locali.
La casta si elimina scegliendo gli eletti con le primarie (anche a costo di perderle), rendendo pubblici fondi, redditi e bilanci, abolendo gli ordini professionali, compresi notai e avvocati, eliminando i privilegi interni relativi a emolumenti, pensioni e vitalizi; ma non venitemi a dire che un politico dovrebbe essere un volontario, né che vogliamo che si finanzino solo con contributi privati, a meno che non si voglia che, davvero, le banche e i gruppi di pressione comandino a casa nostra. Facciamo tesoro delle lezioni del passato: nella scuola pubblica italiana, dagli anni settanta fino a oggi l'idea cardine della politica è stata risparmiare e risparmiare. Il "progetto" o la "riforma" di volta in volta prevalenti sono sempre stati basati su stipendi bassi agli insegnanti in cambio di pochi controlli, poche ore di lavoro e nessun investimento in formazione, strutture e attrezzature. Risultato: solo i mediocri, i professionisti con il doppio lavoro e le casalinghe disperate hanno scelto questo mestiere, forse il più importante per qualsiasi società civile, e se non ci fosse un pugno di prodi (senza la maiuscola) che hanno davvero a cuore la scuola saremmo ben oltre il mezzo disastro attuale. Vogliamo che sia così anche la politica? Una mezza legislatura di parlamentari schifosi, nominati dai partiti anziché eletti, ci ha governato fino a tre mesi fa; ciò dovrebbe farci capire l'importanza della scelta dei deputati davvero seri, onesti motivati e in gamba da parte dei cittadini.

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