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mercoledì 4 aprile 2012

Farmaci equivalenti o generici?

Sono convinto che spesso non abbiamo le idee chiare sui farmaci "generici" e il loro uso, a causa, secondo me, di disinformazione colposa. Io, per esempio, ero convinto che scegliendo il medicinale equivalente si facesse risparmiare alla sanità pubblica. Però avevo torto. Ma sarà bene premettere un breve glossario.

  • Principio attivo: la parte attiva del medicinale, in genere una molecola chimica dotata di attività biologica in grado di svolgere un dato effetto;
  • Farmaco Equivalente: medicinale contenente lo stesso principio attivo, o comunque ad esso bio-equivalente (cioè si comporta nello stesso modo e con la stessa efficacia), di quello da cui deriva (originale). Viene prodotto da case farmaceutiche diverse da quelle che hanno sviluppato il medicinale originale, dopo che il relativo brevetto scade: fino a quel momento, le uniche società che possono commercializzare legalmente il farmaco sono quella produttrice e quelle che ne acquistano la licenza.
  • Eccipiente: sostanza che conferisce al medicinale la forma e le caratteristiche esterne (costituendone l'involucro, la protezione o l'impasto nel quale il principio attivo si trova disperso o adsorbito), ma che non ha alcun effetto farmacologico.
Questa mattina, il mio medico mi ha caldamente consigliato di preferire ai farmaci "generici" (vecchia denominazione dei farmaci equivalenti) quelli originali. Ha motivato questo consiglio con il fatto che:
  1. diversi suoi pazienti hanno accusato fenomeni allergici (un caso persino di shock anafilattico, ha detto) dopo l'uso di un farmaco equivalente, mentre non hanno avuto problemi con il medicinale originale;
  2. il costo per la fiscalità pubblica non varia, in quanto la differenza, spesso cospicua, tra il prezzo del medicinale equivalente (20-50 % in meno) e quello originale è interamente a carico dell'assistito.
In effetti, la possibilità di allergie dovute agli eccipienti è nota e va ben ponderata. Per esempio, alcuni eccipienti sono ovviamente in grado di dare dei disturbi ai pazienti che sono ad esso intolleranti, come il lattosio o il glutine (celiachia); in taluni casi, si può avere una vera e propria sindrome allergica (eruzioni cutanee, prurito, arrossamento) sino ad arrivare a situazioni potenzialmente anche gravi (shock anafilattico). Ma questo non è necessariamente legato all'origine del medicinale quanto, appunto, alle sostanze presenti come eccipienti, e nulla toglie che anche farmaci "di marca" possano creare e creino effettivamente problemi del genere.
I medicinali equivalenti sono soggetti agli stessi controlli degli altri; il problema è che, per questi e per gli altri "originali" i controlli non sono sufficienti: una persona sensibile a un certa sostanza può avere problemi anche se il medicinale è ottimo. Vi sono persino casi di allergie e intolleranze al principio attivo stesso.
Per quanto riguarda l'aspetto farmacologico, credo che il buon senso e l'attenzione siano sufficienti: controllare sempre che tra gli eccipienti vi siano sostanze alle quali siamo intolleranti o allergici; prendere nota e riferire al medico di ogni effetto collaterale dovuto probabilmente al medicinale (mal di testa, sonnolenza, bruciori di stomaco); non eccedere le dosi consigliate o prescritte; non prendere farmaci senza sapere quello che si sta facendo (possibilmente non senza prescrizione del medico o parere del farmacista).
Dal punto di vista economico, invece, è bene sapere che se scegliamo il farmaco originale lo paghiamo di più ma, tranne noi stessi, nessuno ci rimette, mentre se scegliamo il medicinale equivalente o generico pagheremo di meno ma non ci sarà nessun risparmio da parte della collettività. La scelta sarà quindi solo nostra, senza sensi di colpa né incertezze. Meglio saperlo.

P.S. Se vi sono errori nelle definizioni, è solo colpa mia. Fatemi sapere!

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