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lunedì 9 luglio 2012

A proposito dell'Islanda...

Era da un po' di tempo che ce l'avevo di traverso nel gargaroz (come direbbe Elio): «l'Islanda non pagherà il debito pubblico, prendiamo esempio dall'isola ricca e felice!» Mi chiedevo: ma come fa l'Islanda a emettere titoli di stato per finanziare investimenti e altre spese? E chi si potrà fidare di investire in un paese dove se si fanno debiti non si pagano?Islanda
Be', ora mi è un po' più chiaro: semplicemente non è vero. L'Islanda ha rifiutato con un referendum di nazionalizzare le banche islandesi in crisi di liquidità e pertanto non pagherà i debiti di queste banche (private) verso gli investitori (in gran parte stranieri, mentre, se ho capito bene, gli islandesi non hanno avuto problemi). Invece il debito pubblico lo sta pagando, avendo accettato un prestito di oltre 2 Mld di dollari dal famigerato FMI.
Il problema era che, essendo in tutto 300.000 anime,
se avessero dovuto accollarsi i debiti giganteschi delle tre banche private che hanno fallito avrebbero dovuto pagare sotto forma di tasse o imposte allo stato, il quale li avrebbe girati ai creditori, qualcosa come 100 euro al mese a famiglia (o forse a testa) per 25 anni. Alla fine, hanno lasciato cuocere nel loro brodo i creditori, risparmiatori inglesi e olandesi, con la motivazione che gli investimenti sono di per sé rischiosi (pensate che bello quando qualcuno lo aveva detto anche ai creditori di Parmalat); hanno poi svalutato la Corona e sopportato un'inflazione a due cifre per diversi anni pur di uscire dal tunnel, cosa che è ancora di là da venire. Ovviamente, la crescita nel settore finanziario che aveva fatto di quel paese uno dei più ricchi (e più cari) del mondo è cessata, e gli islandesi stanno tornando a occuparsi di pesca e di produzioni di beni e servizi anziché di finanza. Il turismo è comunque aumentato, data la riduzione del costo della vita.
Mi pare ben diverso da quello che è stato detto in decine di blog o pagine facebook (quasi sempre riprendendo sempre la stessa notizia imprecisa).
Se l'Italia avesse deciso di lasciar fallire le banche più grosse, non solo migliaia di risparmiatori sarebbero finiti sul lastrico, compresi fondi pensione, libretti postali dei nostri nonni e conti correnti delle famiglie, ma non avremmo più piazzato i nostri titoli di stato a interessi accettabili (quindi con spread molto più elevati di oggi), aumentando il debito pubblico in modo insostenibile ogni anno. E senza titoli di stato, addio pubblica amministrazione, strade e sanità.
Ora è più chiaro. Informiamoci sempre.
Fonti:
http://www.telegraph.co.uk/finance/financialcrisis/9312181/Iceland-has-taken-its-medicine-and-is-off-the-critical-list.html
http://www.linkiesta.it/blogs/congiuntura/l-islanda-ripaga-i-debiti-col-fmi-mentre-la-grecia-riceve-altri-soldi
http://www.imf.org/external/np/sec/pn/2012/pn1234.htm
http://www.linkiesta.it/non-siamo-l-islanda-il-debito-ce-lo-dobbiamo-tenere
http://www.youtube.com/watch?v=Oc28-g988U0

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