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sabato 3 novembre 2012

USA 2008

UOZZ AMERIGA!
(In corso di aggiornamento - fare click con il tasto destro sulle foto e scegliere "Apri in un'altra scheda" per ingrandirle)
L'idea di un viaggio on the road negli Stati Uniti credo sia una costante di tutti i "ragazzi" della mia generazione. L'ho potuto realizzare soltanto nel 2008, ma ne è valsa la pena.
Nessuna indulgenza verso il "sistema americano", quello dei self-made men e degli homeless, dei pick-up giganteschi e degli ospedali che non ti curano senza il numero dell'assicurazione, dell'insalata della quale si mangiano solo le foglie interne e le altre si buttano nella spazzatura e dei supermercati dove trovi tutto a prezzi davvero bassi.
Semplicemente la voglia di vedere con i propri occhi uno dei miti dell'umanità dall'ottocento in poi.

Lasciata NY, ci si dirige (in volo) verso il west. A Phoenix le strade sono dritte cone binari e il traffico langue; l'aria danza sull'asfalto e distorce l'orizzonte: ci sono 40 gradi.

L'aria condizionata qui è un obbligo, come pure il famoso cappello a larghe tese: il sole e il caldo non perdonano. Il Deserto Dipinto è bello e selvaggio, anche senza Tex e Carson. I Navajos, loro invece ci sono, sia pure un po' malandati, nei loro villaggi di camper e baracche a vendere collanine e braccialetti e acchiappasogni, e a ricordarci che, in un tempo ormai senza importanza e chissà quanto lontano, erano i padroni di tutto, e solo l'orizzonte e le mandrie di bisonti tracciavano i limiti alla loro vita nomade.

Facciamo tappa nella cittadina di Page, sul lago Powell, quasi equidistante tra il Grand Canyon (North Rim, versante nord) e la Monument Valley, al confine tra Arizona e Utah. Appena 125 miglia tra Page e ciascuna delle due destinazioni, niente per un vero Americano

Il Grand Canyon, che ha cinque milioni di anni e li porta benissimo, è un taglio profondo 1400 metri verso l'inferno, tant'è vero che il calore sembra che esca dalla voragine per sciogliere il cervello delle persone che si affacciano. Eppure su in alto sei a quasi duemila metri di quota...
Il Colorado River è incredibile, un nastro d'acqua che non si secca mai, ha scavato il più spettacolare canyon del mondo eppure sembra addormentato. È stato anche imprigionato in due grandi laghi artificiali che danno acqua a tutta l'area, compresa la città di Las Vegas.

Le famose guglie di Monument Valley sono ancora in piedi, probabilmente anche i nostri figli faranno in tempo a vederle, ma per i nostri nipoti non saprei, guardando i cumuli di detriti da erosione ai piedi delle rocce rosse. Il luogo è sacro per gli "indiani", anche se è molto turistico e loro danno la licenza per la vendita di souvenir e di tour organizzati in fuoristrada.

Poi ancora deserto di rocce, vento e silenzio, verso nord. Lo Utah, lo stato più incredibile, con centinaia di chilometri di canyons, spettacolari rocce rosse scavate da parte a parte e, ogni tanto, un villaggio di 300 anime che resiste al tempo. Qui si mangiano buffalo wings, ali di pollo fritte, e hamburgers. Nemmeno le bistecche sono disponibili nel paese dei canyon. Arches, presso Moab, il primo parco che visitiamo, è davvero spettacolare, con decine di archi di roccia rossa nel deserto. Il parco di Canyonlands è un pianeta alieno fatto di roccia modellata dal Green River fino alla confluenza con il Colorado. E poi, Escalante e Zion sono i parchi naturali che abbiamo attraversato.

Las Vegas sembra un miraggio, mi pare che lo ha detto qualcuno, e io aggiungo che in realtà lo è: soldi facili, sesso facile, divertimento a tutte le ore, ma se esci all'aperto di mattina vedi solo spazzatura, persone con l'aria di fantasmi e automobili. All'interno, invece, notte e giorno non fa differenza: nelle grandi sale dei casinò non ci sono finestre, solo luce artificiale mai troppo forte, e così pure nei sotterranei dove si trovano i centri commerciali, dai soffitti dipinti con le nuvole e senza mai una luce diretta. All'esterno, la temperatura è ben poco variabile: 40 gradi di giorno, che di notte danno ben poca tregua. Gli alberghi costano sorprendentemente poco, ma paghi qualunque minimo optional. Meglio fuggire.

Passando per un paio di deserti bollenti e desolati, di cui vale la pena di menzionare il Joshua Tree National Park, con i suoi strani alberi-cactus, Si segue la sola strada decente fino a un enorme parco eolico e a Palm Springs, altra città fondata nel mezzo del deserto. Il tempo di un giretto, poi ancora verso sud-est, verso il confine con il Messico e San Diego.

San Diego è la città ideale per chi vuole sole, caldo, oceano, onde, vento. Le strade sono un labirinto, e la città vecchia la trovi a fatica; quando ci sei, capisci che non ci fai niente, la vita è altrove, a downtown e sulla spiaggia. Da laggiù andare a Los Angeles è un viaggio allucinante, quasi sempre all'interno di centri abitati dove senza navigatore rischi di perderti se non scegli la San Diego Freeway, Hwy no.5, dritta fino a Los Angeles.
Poi ti trovi di colpo in mezzo all'esondazione di automobili irrequiete, sulle strade dalle cento corsie, e vorresti essere già oltre, verso nord e la Sierra Nevada, The Big Sur e San Francisco.
Notte a Glendale, giro sul Mullholland Drv fino al Hollywood Bowl Overlook e poi, dal Sunset, lasciandoci a sinistra Beverly Hills via verso il mare e Santa Monica. Ciao, LA, troppo caos, smog, macchine e scene di libri o film. Pasadena è più tranquilla, con le ville senza recinzioni e i bambini scalzi sull'erba del parco.

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